GOMMALACCA O CERALACCA?

Spesso e volentieri questi due termini vengono usati indifferentemente per l’una o l’altra cosa… ma questi due prodotti sono molto diversi sia nella sostanza che nell’uso. Vediamo le diverse peculiarità:

LA GOMMALACCA

La gommalacca è una resina organica secreta da un piccolo insetto, Tachardia lacca, della famiglia della Cocciniglie, per intendersi, la famiglia dei comuni afidi.

Questo insetto vive su una varietà di piante indigene del subcontinente indiano e regioni limitrofe. Per proteggersi l’insetto produce una sostanza resinosa con la quale si crea una specie di scudo, di colore rosso violaceo scuro, chiamata lac. Lo scudo è il materiale grezzo da cui si ricava la gommalacca ed è chiamato sticklac per indicare che contiene, oltre alla resina, anche rimasugli vegetali e dell’insetto stesso.

In origine la raccolta e lavorazione della gommalacca non era per la resina, bensì per la sostanza colorante che dà alla resina il suo caratteristico colore.

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La prima notizia sull’uso della gommalacca come vernice per legno appare già nel 1590, in un’opera di uno scrittore inglese, inviato in India per descriverne i luoghi, gli usi ed i costumi. Egli descrive come i tornitori Indiani di suppellettili domestiche applicassero la gommalacca strusciandone un blocco sull’oggetto in legno ancora sul tornio, così che il calore prodotto dall’attrito la sciogliesse, facendola penetrare nelle fibre del legno. Quando la gommalacca così applicata raggiungeva la giusta quantità, il tornitore rifiniva il pezzo strusciando paglia o altre fibre vegetali, lucidandolo alla perfezione.

Benché usata in Occidente fin dal ‘600 (chi si può dimenticare il segreto di Stradivari per i suoi violini?), l’uso della gommalacca,

come vernice per mobili, non prese comunque piede su larga scala alla fine del ‘700 quando rimpiazzò quasi completamente gli altri metodi, a cera o con oli. Si ritiene che i primi lavori di tal natura siano stati eseguiti in Francia verso la metà del XVIII secolo, cioè verso la fine del regno di Luigi XV.

Da quell’epoca la verniciatura a gommalacca a tampone ha mantenuta incontrastata la sua priorità rispetto a tutti gli altri metodi esistenti. Ancora oggi,

malgrado in questi ultimi tempi con l’arrivo delle vernici cellulosiche abbia ceduto il passo ad altri sistemi più rapidi e quindi meno costosi, è largamente applicata poiché, ancorché richieda molto lavoro e molto tempo, è pur quella che dà i migliori risultati quando viene eseguita secondo le regole dell’arte classica.

Una buona qualità di gommalacca la si può riconoscere dalle scaglie grandi di colore chiaro e dalla scarsa quantità di residuo che lascia quando arriva alla completa soluzione. Si dissolve in alcool con gradazione maggiore di 94°.

Applicata ai mobili, sia comuni che di lusso, ne aumenta assai il valore ed il pregio artistico facendo spiccare ed ravvivando la ricchezza delle tinte ed il grazioso effetto delle marezzature dei legni, di cui essi sono costituiti.

Altri usi della gommalacca

Per le sue caratteristiche specifiche, la gommalacca ha una grande varietà di usi, molti dei quali continuano tutt’oggi.

  1. Nel campo farmaceutico, la gommalacca é usata per ricoprire le pillole cosí che non si dissolvano nello stomaco ma bensí nell’intestino inferiore, alleviando i disturbi allo stomaco che certi medicinali procurano.
  2. Nel campo dolciario la gommalacca é usata per fornire i dolciumi di un rivestimento protettivo o per fornir loro una glassa, grazie alla proprietà unica della gommalacca di fornire un rivestimento altamente lucido già dopo l’applicazione di uno strato molto sottile.
  3. I cappellifici usano la gommalacca per irrobustire i feltri usati per la fabbricazione dei cappelli, così che possano essere piú facilmente messi in forma.
  4. Infine, la gommalacca é usata anche per abbellimenti dei cibi un po’ dubbi, ad esempio come rivestimento per mele od altri frutti per farli apparire piú lucidi.
  5. Nel passato, la gommalacca trovava impiego anche in altri campi. Come isolante elettrico, come collante (incolla vetro e metallo sorprendentemente bene), dischi (i vecchi dischi a 78 giri erano costituiti da una miscela di gommalacca, sostanze inerti e nerofumo), lacche per capelli, cere per pavimenti, e rivestimento delle piste da bowling.

L’abbandono di alcuni usi fu dovuto alla disponibilità di nuove resine sintetiche piú durevoli, come la bachelite, il nitrato di cellulosa, resine acriliche ed uretaniche. Tuttavia, come menzionato piú sopra, la gommalacca trova tuttora uso in una grande varietà di applicazioni.

É interessante notare come, all’inizio di questo secolo, siano stati fatti moltissimi tentativi di riprodurre la gommalacca sinteticamente ma nonostante tutto, il piccolo insetto indiano, é ancora quello che la fa meglio.

LA CERALACCA

La ceralacca è una miscela di resine e pigmenti colorati che fonde col calore e che risolidifica quando si raffredda; È una sostanza che aderisce alla carta o simili oggetti, e sulla quale si possono imprimere i suggelli. Già usata nel Medioevo, deriva il suo nome dalle materie di cui era formata in quell’epoca: la lacca (incrostazione resinosa) e la cera delle api.

La ceralacca migliore è quella che si prepara con circa sette parti di lacca, quattro di trementina e tre o quattro di sostanza colorante. La sostanza resinosa viene sciolta lentamente, a fuoco moderato, in vasi di terra e, man mano che si verifica la fusione,’ si aggiunge la materia colorante; quando la mescolanza è completa, la ceralacca viene versata in stampi di stagno, spalmati di olio: essa diventa solida e, tolta dallo stampo mediante una fiamma ad alto calore, viene privata dalle impurità della superficie, così da presentarsi ben liscia e levigata. Questa ceralacca ha una granulosità uniforme e fine, fonde lentamente, non si screpola solidificandosi, aderisce bene alla carta, contiene il 50% e più di sostanze resinose, che sono solubili nell’alcool, e che sono costituite in prevalenza da gommalacca e colofonia.

L’uso della ceralacca era molto diffuso fino all’inizio del XX secolo, poi è stata sostituita da metodi più pratici. Oggi è utilizzata solo a scopo decorativo per sigillare bottiglie e flaconi, oppure per chiudere documenti ufficiali o lettere di rappresentanza.

La ceralacca ordinaria si prepara con trementina, gommalacca, colofonia e varie sostanze minerali, quali la creta, il magnesio, il gesso cotto, il bianco di zinco o di barite. Come sostanze coloranti si adoperano il cinabro, il minio, l’ossido di ferro, l’ocra rossa e varî colori organici artificiali. Per dare alla ceralacca il color nero, vengono adoperati sia il nerofumo, sia il nero d’osso, sia la terra di Cassel; il color giallo viene dato dal giallo di cromo, quello verde da un miscuglio di azzurro di Berlino e giallo di cromo, quello azzurro da oltremare o azzurro di Berlino. Nella buona ceralacca si deve trovare dal 40 al 50% di sostanze resinose e il resto di sostanze minerali; queste raggiungono anche il 70% nelle ceralacche ordinarie. Altre varietà di ceralacca sono: la caralacca resistente ai liquidi alcoolici, preparata mescolando cera di api, cera carnauba, paraffina, creta e minio, la ceralacca da bottiglie, preparata con trementina, creta, qualche sostanza colorante e talvolta con aggiunta di gommalacca; la ceralacca trasparente, preparata con gommalacca bianca, mastice, trementina e bianco di zinco o di bismuto; la ceralacca per sigilli, usata per i grandi suggelli dei documenti, preparata con colofonia, trementina, sego, creta e minio, oppure con cera bianca, trementina, glicerina e cinabro. Esiste anche una ceralacca a freddo, sostanza pastosa che viene spalmata sulla carta e, al contatto dell’aria, dopo un certo tempo raffredda, assumendo l’aspetto della vera ceralacca, preparata con nitrocellulosa, canfora, sostanze minerali, acetone.